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In
questa pagina si affronteranno in maniera essenziale e comprensibile le
problematiche connesse alle malattie infiammatorie croniche
dell’intestino che incidono maggiormente sul livello
qualitativo
di chi ne è affetto. In primo luogo quelle che maggiormente
possono limitare le condizioni generali dell’organismo,
cioè le complicanze sistemiche (dette anche
extra-intestinali),
poi la questione relativa alla fertilità e alla gravidanza
nei
soggetti affetti da mici, ed infine lo star bene con se stessi e nel
rapporto con gli altri.
Soprattutto sulle complicanze extra-intestinali il discorso
sarà
necessariamente sintetico, in quanto la trattazione dei quadri
patologici completi richiederebbe un’ampia bibliografia
specialistica di riferimento; forniremo comunque dei collegamenti a
documenti più completi nella sezione Per saperne
di più.
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Complicanze extraintestinali
Nelle
malattie croniche intestinali si distinguono abitualmente complicanze
locali e complicanze extra-intestinali
(sistemiche), che riguardano cioè organi diversi
dall’intestino.
Delle complicanze locali si è fatto cenno nelle altre pagine
di
questo sito, quindi ci limiteremo a dire che, data la diversa
caratterizzazione delle due principali patologie, nella colite ulcerosa
le complicanze possono essere l’emorragia e la perforazione o
dilatazione ( megacolon tossico)
del colon. Nella malattia di crohn, invece, le complicanze locali
più frequenti sono la formazione di fistole, ascessi e
stenosi.
Premesso che anche la febbre, l’astenia,
l’inappetenza ecc. vanno intese come complicanze
sistemiche,
le malattie infiammatorie croniche intestinali possono comportare
disturbi muscolo-scheletrici, cutanei, oculari ed ù epatici.
Quelle muscolo-scheletriche sono le
complicanze
extra-intestinali più diffuse che colpiscono indistintamente
gli
ammalati sia di crohn che di rcu: si parla di percentuali superiori al
20%. L’incidenza è leggermente superiore nel
crohn, in
particolare è stata riscontrata una evidente associazione
tra
crohn colico
e artrite periferica.
Allo stato attuale delle conoscenze è stata smentita
qualsiasi
correlazione tra mici e artrite reumatoide; si è propensi
invece
a farle rientrare nel quadro clinico delle spondiloartropatie,
che si caratterizzano attraverso una serie di sintomi ben definibili
quali
- Dolori lombo-sacrali, dorsali o cervicali con
rigidità al risveglio e miglioramento con il movimento
fisico.
- Sensazione e percezione di gonfiore alle dita
- Fastidi ai tendini di Achille e alle piante dei piedi
- Dolori ai glutei
- Dolore intercostale anteriore che si accentua con la
respirazione.
In genere il riacutizzarsi della malattia intestinale precede o
è contemporaneo all’insorgere delle manifestazioni
articolari; ci sono casi però in cui i sintomi
muscolo-scheletrici precedono, anche di anni, l’inizio dei
sintomi intestinali.
In una percentuale di casi stimata fra il 3 e il 6%, le mici si
presentano associate ad una forma particolarmente grave e invalidante
di artrite delle vertebre, la spondilite anchilosante.
Le complicanze cutanee che si presentano
in genere
strettamente collegate allo stato di attività delle malattie
intestinali croniche (e quindi migliorano nelle fasi di remissione)
sono:
- L’eritema nodoso, che provoca
noduli rossi e dolorosi soprattutto alle cosce o alle caviglie.
- Il pioderma gangrenoso, che si
manifesta attraverso la formazione di ulcere profonde e croniche,
anch’esse alle cosce e alle caviglie.
- La stomatite aftosa, che consiste in un
processo infiammatorio della mucosa orale, che provoca ulcerette
- superficiali ma molto dolorose tra gengive e labbro
inferiore o alla base ed ai lati della lingua.
Le malattie croniche dell’intestino si associano a disturbi
oculari
in una percentuale compresa tra il 2 ed il 12% (6-8% nella MdC e 5-12%
nella RCU), anche se va subito precisato che le patologie veramente
gravi sono piuttosto rare e i disturbi tendono a migliorare con la
remissione della malattia intestinale.
Si tratta in genere di disturbi di tipo infiammatorio oppure
conseguenti all’assunzione di medicinali (ad esempio la cataratta
o il glaucoma derivate dall’utilizzo
prolungato dei cortisonici) e possono coinvolgere l’intero
occhio (sindrome dell’occhio secco,
cioò una produzione lacrimale limitata), dalla palpebra (blefariti,
cioè la formazione di squame e detriti untuosi tra le ciglia
che provocano prurito e irritazione) alla retina (edema
ed emorragie maculari).
Da alcuni studi è emerso che nella RCU sono più
rare le complicanze della cornea (cheratiti Ð
che si manifestano con fotofobia, lacrimazione e dolore Ð e ulcere
corneali), ed analogamente nella malattia di Crohn sembrano
più frequenti le infiammazioni dell’uvea (uveiti)
Con questo termine si indicano i processi infiammatori
dell’uvea,
i cui sintomi più importanti sono il dolore, la fotofobia,
la
lacrimazione, il calo dell’acuità visiva e la
visione di
corpi mobili vitreali.
I disturbi epatici più
importanti a cui si possono associare le malattie infiammatorie
croniche intestinali, le alterazioni del metabolismo,
che regrediscono con il miglioramento della patologia intestinale, e la
colangite sclerosante
che consiste un’infiammazione delle vie biliari , che con il
tempo si occludono, ed evolve indipendentemente dalla malattia
intestinale.
Complicanze extraintestinali tipiche del crohn, in quanto
colpisce il piccolo intestino e/o l’ileo-terminale sono il dimagrimento
(in quanto nel piccolo intestino avviene la maggior parte
dell’assimilazione dei principi alimentari), la formazione di
calcoli nella cistifellea
(perché con l’ileoterminale infiammato o asportato
chirurgicamente i sali biliari non vengono disciolti e ne deriva una
maggiore concentrazione di colesterolo nella bile che va a formare i
calcoli) o ai reni (perché nell’ileoterminale
infiammato o asportato chirurgicamente i grassi non vengono del tutto
assorbiti e si legano al calcio favorendo l’assorbimento
dell’ossalato, il componente tipico dei calcoli renali).
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Spesso
al termine “gravidanza” ci si limita ad associare
la parola
“donna”, ma, come ben sappiamo, per poter arrivare
al
periodo di gestazione, è necessaria la fertilità
da parte
di entrambi i sessi, che per i malati cronici può subire
variazioni.
La fertilità
maschile non viene compromessa tanto dalla patologia,
quanto dalle cure che vengono somministrate. Infatti la salazopirina
determina un deficit della moltiplicazione, dell'attività e
della mobilità degli spermatozoi; tale deficit è
reversibile e si risolve dopo circa due mesi dalla sospensione della
terapia.
Per quanto riguarda invece la fertilità
femminile,
va fatto prima un distinguo tra le IBD: nella Colite Ulcerosa, essa
risulta normale sia in condizione di attività che di
remissione
della malattia, mentre si può ridurre in seguito ad un
intervento chirurgico; nelle pazienti affette da Malattia di Crohn,
sembra si presenti una fertilità ridotta rispetto alla
popolazione sana, causata verosimilmente dalla compromissione dello
stato generale (infiammazione pelvica, patologia grave ed attiva,
febbre, fistole o anemia severa) o da deficit nutrizionali.
Va segnalato, comunque, che la malattia attiva è un
potenziale
rischio per il nascituro più che l'uso di alcuni farmaci
(cortisonici e 5 ASA), quindi è
importante programmare la gravidanza in fase di remissione.
Se la malattia è in remissione clinica, in linea di massima
la
probabilità di condurre favorevolmente a termine la
gravidanza e
che il bambino sia sano sono in pratica sovrapponibili a quelle della
popolazione generale. La gravidanza non influisce sul decorso della
malattia, anzi questa tende a rimanere nello stesso stato, di
remissione o attività, presente al momento del concepimento.
L'incidenza di nati sottopeso è maggiore nelle pazienti con
malattia di Crohn e questa tendenza è correlata con il grado
di
attività della malattia: i due principali fattori di rischio
sono la presenza di malattia a localizzazione ileale e un precedente
intervento di resezione ileale.
Per quanto riguarda il rischio
di trasmissione della malattia
al nascituro gli studi hanno dimostrato che le MICI sono malattie
almeno in parte genetiche con una modalità di trasmissione
complessa, non mendeliana, ovvero non sono considerate malattie
genetiche trasmissibili, attraverso i cromosomi (che si ereditano 23
dal padre e 23 dalla madre). La percentuale di familiarità
nel
Morbo di Crohn è del 5%, per la colite ulcerosa
dell’1,6%.
Quando entrambi i genitori hanno IBD la probabilità di
sviluppare IBD è addirittura del 36%.
Molti studi hanno dimostrato che la terapia
medica
non ha effetto alcuno sull'andamento della gravidanza, sul quale incide
semmai l'attività della malattia. Molte donne gravide si
interrogano sul rischio dei farmaci per il feto, ma numerose sono le
segnalazioni irelative alla sicurezza della terapia medica durante la
gravidanza, almeno per i farmaci più comunemente utilizati.
La
seguente tabella, fornisce le indicazioni di massima relative alla
sicurezza dei principali principi attivi utilizzati nella terapia delle
mici.
| Sicuri |
Prob. Sicuri |
Non sicuri |
Nessuna informazione |
Loperamide
Sulfasalazina
Mesalazina
Corticosteroidi
Parenterale totale |
Azatioprina
6MP
Ciprofloxacina
Metronidazolo
Ciclosporina |
Metotrexate
Talidomide |
Infliximab |
Un’analisi più dettagliata sugli studi condotti
sui singoli principi attivi in gravidanza è presente nello Speciale crohniano
sull’argomento.
Per quanto riguarda le indagini
strumentali in
gravidanza, vanno evitate tutte le tecniche che comportino la
esposizione a raggi X, mentre la risonanza magnetica viene considerata
una metodica sicura al pari degli ultrasuoni. Inoltre possono essere
eseguite con tranquillità indagini ecografiche, endoscopiche
e
bioptiche.
La gravidanza va seguita con controlli ravvicinati da parte del
ginecologo e del gastroenterologo, possibilmente in contatto tra loro.
In conclusione le pazienti portatrici di MICI presentano nel complesso
un'aspettativa riguardo alla gravidanza e alla prole simile alla
popolazione generale. La probabilità di aborto o parto
prematuro, come il decorso della malattia, dipendono in gran parte
dall'attività della malattia al momento del concepimento. Il
normale trattamento con 5ASA e steroidi non ha effetti dannosi sul
nascituro e il mantenimento della remissione clinica rappresenta il
fattore più importante per un regolare svolgimento della
gravidanza e del parto.
Possiamo riassumere le raccomandazioni pratiche come segue:
- è importante iniziare la gravidanza in una fase
inattiva della malattia;
- è opportuno continuare la terapia di
mantenimento con
salazopirina o 5ASA e in caso di recidiva aumentare i dosaggi o
iniziare terapia steroidea anche sistemica al dosaggio efficace;
- è utile programmare uno stretto controllo
ostetrico nel terzo trimestre.
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La
malattia è un evento critico che comporta cambiamenti
fisici, mentali e sociali.
I tre livelli corpo-mente-mondo esterno sono interdipendenti e questa
globalità, valida per ogni essere umano, è spesso
destrutturata dal persistere della patologia.
Le scienze mediche stanno sensibilmente muovendosi verso un approccio
complessivo alla persona, prendendo in considerazione cause
multifattoriali nelle cause e nel mantenimento della malattia. Le
recenti ricerche sul sistema immunitario avvalorano l'ipotesi della
correlazione tra la vita psichica e il funzionamento del sistema
nervoso, del sistema endocrino e del sistema immunitario.
Questa unione inscindibile dell'Uomo può far sentire, in
momenti
di forti stress o in mancanza di supporti sociali adeguati, la
necessità di un aiuto psicologico per la persona che ha
vissuto
la diagnosi di una malattia cronica.
La diagnosi medica è solitamente successiva alla comparsa
dei
sintomi, così che la persona riesce a dare un nome al
proprio
malessere (l'incertezza e la paura vengono lievemente placate) ma una
catena di eventi lo attendono: le cure, che non sono comunque
risolutive; le degenze ospedaliere; i cambiamenti dei ritmi di vita
(lavoro, studio, ecc.) che modificano talvolta le percezioni personali
d'indipendenza e sicurezza, d'autostima ed efficacia nella vita. Una
IBD comporta spesso una modificazione dell'alimentazione, che
è
da sempre una necessità primaria, un piacere e un rito
sociale
di condivisione. L'imbarazzo per le “nuove”
esigenze
alimentari può spingere la persona a rifiutare occasioni di
ritrovo e svago.
La percezione fisica del dolore, che spesso perdura per lunghi periodi,
può compromettere la visione personale di controllo di se
stessi
e delle situazioni.
In alcuni individui questo quadro psico-fisico genera stati ansiosi e
depressivi che potrebbero ripercuotersi sul proseguimento della
malattia.
Una malattia dell'intestino può presentarsi a qualunque
età, e se l'insorgenza è precoce non possiamo
sottovalutare le ripercussioni sulla personalità in
creazione
del bambino o dell'adolescente, che potrebbe accusare maggiormente
episodi di ritiro sociale e di diversità dai coetanei.
L'accettazione di una “nuova” vita, la ricerca di
significato e di padronanza sono possibili, soprattutto se si accetta
di poter chiedere aiuto a famigliari, amici, medici, malati.
Richiedere un supporto psicologico non è una vergogna, ma
è importante ricercare l'aiuto giusto. Esistono
varie tipologie di terapia (equivalenti alle branche mediche):
- cognitive:
aiutano
la persona a rivedere il proprio sistema di credenze (spesso distorto
dalla sofferenza e dalla solitudine), a rivalutare gli eventi e ad
affrontarli in modo più efficace (strategie di coping
focalizzate sul problema e sull'emozione, terapia
razionale-emotiva…);
- comportamentali:
sono
tecniche d'azione per apprendere risposte adattive (biofeedback,
rieducazione neuromuscolare intestinale, desensibilizzazione
sistematica, training al rilassamento…)
- psicoanalitiche:
lunghe terapie di analisi delle esperienze passate, che comprendono a
volte tecniche d'ipnosi e rilassamento.
Negli ultimi anni i filoni psicologici si sono influenzati e miscelati,
dando vita a terapie brevi (e quindi meno costose) e
“divertenti”, come le artiterapie (teatro,
cinema, musica utilizzati per generare potenziali fisici e mentali di
positività e creatività).
Esistono inoltre gruppi
di mutuo aiuto,
cioè ritrovi di persone che condividono lo stesso problema.
Questi scambi di esperienze, ascolto, aiuto sono molto utili per
trovare sostegno e comprensione reciproci.
Ogni persona è differente, unica: prima di intraprendere
onerosi
ed impegnativi percorsi psicoterapeutici, assicurarsi che i
professionisti applichino alcuni colloqui iniziali allo scopo di capire
i bisogni del paziente.
È consigliabile dunque rivolgersi ai servizi territoriali
(Consultori o Servizi di Psicologia) o a validi terapeuti privati.
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In
previsione di una vita matrimoniale, mi domando spesso come
sarò ed in quale
misura il mio CROHN influirà sulle mie giornate di "donna di
casa", nel mio
essere moglie.
- Provo a esprimere le mie impressioni, del tutto personali,
cioè riguardanti esclusivamente il mio punto di vista. Il
primo
pensiero che mi attraversa la mente è che nessuno di noi
può illudersi di poter vivere ogni giorno di quelli che gli
sono
assegnati in sorte in condizioni decenti di salute... capitano dei
periodi in cui è difficile, se non impossibile, dare alla
nostra
vita una parvenza di normalità. È fondamentale
per questo
motivo cercare di costruire con il/la proprio/a compagno/a un rapporto
basato sulla comprensione e la collaborazione che poi dovrebbe essere
la regola in ogni rapporto di vita a due. Non intendo qui far
riferimento alla mia situazione personale, che potrebbe sembrare a
prima vista più facile, ma che moltiplicando per due lo
stesso
problema potrebbe risultare alla fine molto più difficile da
gestire.
- influisce.. influisce molto!!! nella maggior parte delle
occasioni si diventa un peso per i familiari, una rottura di scatole
specialmente quando ai pasti cerchi di fare cose sane che non fanno
male, ma che non sono gradite agli altri.. ed allora ti ritrovi a
cucinare come se fossi al ristorante...tre primi diversi, tre diversi
secondi e contorni, per non parlare dei dolci, che io non posso
mangiare, ma che devo cucinare perchè gli altri non devo
essere
privati delle dolcezze della cucina!!
- Io credo che la tua sia una domanda legittima,
perché
penso che tutti, nel momento in cui si vive una storia importante, se
la siano posta. Anch'io come te avevo questi dubbi, ed infatti ad un
certo punto non volevo più sposarmi, ma poi mi sono resa
conto
che i miei dubbi non avevano alcun fondamento perché sapevo
che,
nei momenti difficili della malattia, avevo accanto un uomo che mi
amava per quello che ero e che, quindi, mi avrebbe capito se per un
giorno, una settimana, non avessi fatto la "donnina di casa". Ed
è stato proprio così: mio marito, qundo sto male,
quando
non riesco nemmeno ad alzarmi a letto per i dolori, mi sta vicino con
tutto il suo amore e non mi ha fatto mai sentire in colpa se, in quei
giorni, tralascio lui, la casa e nostra figlia. Quindi quello che posso
dirti è: vivi fino in fondo questo bellissimo rapporto che
stai
vivendo e non pensare al domani....goditi ogni attimo perché
quando hai accanto una persona che ti ama, tutto si supera...anche il
crohn!
- Poi, il fatto che anche lui sia crohn facilita, e
tantissimo, il
rapporto fra noi, il riuscire a scherzarci su, anche nei momenti
difficili, prendendoci per i fondelli amichevolmente, senza mai fare
drammi se uno dei due sta un po' male, magari l'altro va meglio...e poi
le cose si alternano!
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