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La
diagnosi di mici, e in particolare di malattia di Crohn, è
spesso molto difficile, così come per molte altre patologie;
essa richiede un insieme di indagini cliniche, radiologiche,
endoscopiche, scintigrafiche, ecografiche, laboratoristiche ed
istopatologiche (e nonostante questo, spesso non è semplice
giungere a conclusioni diagnostiche definitive, neppure tramite tutte
le moderne tecnologie disponibili).
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È
il primo approccio fondamentale ad ogni malattia, eseguito
secondo i criteri della semeiotica medica (branca della medicina che
studia i sintomi delle malattie a scopo diagnostico); in mani esperte,
può fornire dati assai importanti per programmare il
successivo
iter diagnostico.
Nel caso delle malattie intestinali, risulta spesso molto difficile, a
causa dell'estrema varietà sintomatologica con cui esse
possono
esordire: alcuni pazienti possono presentare un esame fisico
pressoché normale, pur soffrendo da tempo di problemi non
trascurabili, come febbricola persistente, a prevalente insorgenza nel
tardo pomeriggio, oppure esami di laboratorio alterati, o ancora dolori
articolari a varia localizzazione, anche a seconda dell'età
di
insorgenza della malattia.
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Gli
esami radiologici classici, come l'Rx addome a vuoto, il transito
seriato del tenue (definito anche tenue seriato, o pasto frazionato del
tenue), il clisma del tenue, il clisma opaco con doppio contrasto, sono
oggi affiancati da metodiche più moderne, come la TC
(tomografia
computerizzata), che consente di visualizzare anche gli organi
adiacenti all'intestino, nonché di rilevare alterazioni
altrimenti non evidenziabili con le indagini classiche.
- Rx addome a vuoto: è la prima
indagine spesso
effettuata, non richiede alcuna preparazione, e consente di individuare
la presenza di "livelli idroaerei", che sono indicativi di condizione
sub-occlusiva. Non si tratta comunque di un esame selettivo, ma solo di
un primo approccio.
- Tenue seriato: richiede unicamente il
digiuno da almeno 8
ore prima dell'esecuzione, e consiste nell'assunzione di bario per via
orale, in genere in più tempi; consente di visualizzare
tutto il
tubo digerente, dallo stomaco fino all'ileo terminale e anche del colon
destro, sia pure senza giungere alla precisione diagnostica
ottenibile con metodiche più raffinate. Le radiografie
vengono
effettuate ad intervalli regolari, per evidenziare ogni segmento
intestinale. Durante l'esecuzione dell'esame, si effettuano spesso
compressioni della parete addominale, al fine di una miglior visione di
aree sospette per stenosi o dilatazioni, o per meglio evidenziare
l'alternarsi di aree sane ad altre, già malate. Nelle zone
malate, può evidenziarsi la presenza del tipico "aspetto ad
acciottolato", indicativo per malattia già in atto; consente
inoltre di visualizzare la presenza di eventuali fistole fra le anse
intestinali, o fra intestino tenue ed organi adiacenti, qualora il
tramite fistoloso sia sufficientemente pervio da consentire il
passaggio del mezzo di contrasto. Durante l'esecuzione, si rende spesso
necessario variare la posizione del paziente, per una miglior
accuratezza diagnostica.
- Clisma del tenue: dopo l'introduzione di
un sondino per
via nasale, che deve essere sospinto oltre lo stomaco, fino al digiuno,
si inietta il bario; l'esame non è sempre ben tollerato,
purtroppo, dal paziente, anche se consente di ottenere risultati
più specifici rispetto al precedente, e risulta
più
veloce, soprattutto in pazienti con rallentato svuotamento gastrico.
Questo tipo di esame risulta più preciso per ottenere una
miglior definizione delle eventuali alterazioni presenti, rispetto al
tenue seriato, ed è in grado di fornire ulteriori dettagli,
importanti al fine della diagnosi.
- Clisma opaco con doppio contrasto:
è un'indagine di
elezione per lo studio dell'intero colon, richiede una preparazione
molto accurata del paziente, che nei giorni precedenti
l'esame
dovrà seguire una dieta povera di scorie, e il giorno
immediatamente precedente, deve assumere circa quattro litri di acqua,
addizionata di sostanze saline, non assorbibili dall'intestino
(esistono comunque alte metodiche di preparazione all'esame): in tal
modo, se correttamente preparato, il paziente avrà un colon
pulito e meglio esplorabile. Il mezzo di contrasto viene introdotto per
via anale, tramite apposita sonda, ed è quindi seguito
dall'insufflazione di aria, per creare il "doppio contrasto" (= bario +
aria). Può risultare leggermente fastidioso, soprattutto per
l'aria introdotta, che crea distensione ed eventuale modesto dolore
addominale. È un'indagine che consente di visualizzare la
situazione dell'intero colon, e la presenza di eventuali fistole fra
grosso intestino e organi adiacenti, come la vescica, o altri.
- TAC: è un'indagine che
associa i tradizionali raggi
X al computer. Essa permette di evidenziare, nella malattia di Crohn,
tutto lo spessore della parete intestinale, e le alterazioni dei
singoli strati, oltre a consentire lo studio del grasso
periintestinale, dei linfonodi in esso contenuti, nonché la
presenza di eventuali complicanze, tipo ascessi e fistole, e loro
eventuali tramiti.
- Colonscopia
virtuale: è una tecnica diagnostica di recente
introduzione (1994), di cui, pertanto, ancora non sono note le reali
potenzialità. Si tratta, in sostanza, di una TAC dell'addome
dopo l'inserimento di aria nell'intestino, per questo rientra fra gli
esami radiologici e non fra quelli endoscopici veri e propri.
L'esame richiede un'accurata pulizia dell'intestino, quindi va
effettuata, nei giorni precedenti, una preparazione non dissimile da
quella richiesta per la colonscopia tradizionale (vedi oltre).
L'esame prevede l'inserimento attraverso la cavità
ano-rettale di una sonda a palloncino di piccole dimensione, alla cui
estremità viene collegata una pompetta. Si inietta quindi
aria (circa 1.500 ml), fino alla distensione del colon, in genere
avvertita e riferita dal paziente. Le immagini vengono così
elaborate da un software che ricostruisce le parti del colon in 2 o 3
dimensioni secondo la prospettiva che di volta in volta il radiologo
ritiene più opportuna.
Dai numerosi studi effettuati la colonscopia virtuale si è
rivelata efficace nell'individuazione di polipi di dimensioni fra 6 e 9
mm.
Non ci sono, però, studi che dimostrino la sua
validità nelle m.i.c.i. ed è pertanto indicata
solo in situazioni molto particolari che non rendono possibile la
colonscopia convenzionale.
- RMN: viene considerata la più
moderna indagine di
diagnostica per immagini oggi disponibile. È un apparecchio
radiologico che unisce campi magnetici a
generatori/rilevatori di
radiofrequenza, quindi, non utilizzando raggi X, non espone a tutti i
rischi conseguenti. Nel caso di malattia di crohn, viene utilizzata
particolarmente nello studio e nella valutazione di lesioni anali e
perianali, ma consente, in particolare, di differenziare la componente
infiammatoria da quella fibrotica delle lesioni presenti.
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La
colonscopia
rappresenta a tutt'oggi l'esame elettivo per la diagnosi e il controllo
delle m.i.c.i., sia perché consente di guardare direttamente
le pareti del grosso intestino, sia perché permette di
effettuare prelievi di tessuto per l'analisi istologica (vedi esami di
laboratorio).
In questo modo aumentano le possibilità di distinguere il
tipo di patologia ed è possibile individuare l'estensione
della stessa.
La riuscita dell'esame dipende in maniera fondamentale dalla pulizia
dell'intestino, per cui è indispensabile una preparazione
piuttosto accurata, da iniziare già da un paio di giorni
prima seguendo un'alimentazione priva di frutta e verdura.
Il pomeriggio precedente al giorno fissato per l'esame si sciolgono le
buste di Selg 1000
o di Isocolan
(o similare) in 4 litri d'acqua e se ne comincia l'assunzione,
considerando l'orario previsto per l'esame (verso le 17 se in
mattinata, qualche ora dopo se nel pomeriggio). L'utilizzo del fosfato
di sodio ( Phospho-Lax
o Fosfo-soda fleet)
è consigliato solo in casi molto particolari a causa degli
effetti collaterali che può provocare.
L'esame viene effettuato in leggera sedazione, in sedazione analgesica
o, su richiesta, in anestesia totale. Il paziente viene disteso sul
fianco sinistro e si introduce, per via anale, previa lubrificazione,
lo strumento a fibre ottiche che trasmette le immagini su un monitor:
in condizioni ottimali è possibile l'esplorazione di tutto
il colon e dell'ultimo tratto di ileo. Con una pinzetta inserita nel
tubo si effettuano nei punti significativi dell'intestino dei prelievi
di tessuto che saranno poi sottoposti all'esame istologico.
È consigliabile farsi accompagnare dopo aver eseguito la
colonscopia, perché l'uso di sedativi rende rischiosa la
guida o altre attività pericolose.
Pur essendo la videocapsula
una procedura endoscopica di recentissima introduzione, sta avendo una
notevole diffusione nella pratica diagnostica dell'apparato digerente.
Va subito precisato, però, che non può essere
considerata, allo stato attuale, una valida alternativa alla
gastroscopia e alla colonscopia, ma si presta più
efficacemente per lo studio dell'intestino tenue.
La videocapsula è costituita da un cilindretto
lungo circa 3 cm e largo 1 (più o meno le dimensioni di una
compressa di antibiotico) contenente una microcamera e il necessario
per il suo funzionamento (fonti luminose, batterie, trasmittente ed
antenna). La videocapsula è monouso.
La preparazione all'esame si richiede il digiuno dalle 6 alle 12
ore, ma sulla necessità di una pulizia dell'intestino ancora
esistono pareri discordanti. Al paziente viene allacciata in vita
un'apparecchiatura in grado di ricevere e registrare le immagini
trasmesse dalla videocapsula, che viene ingerita con l'aiuto di un
sorso di acqua. Dopo otto ore, il supporto di registrazione viene tolto
e le immagini ottenute vengono elaborate e selezionate da un software
specificamente creato.
I movimenti della videocapsula non possono essere guidati dall'esterno,
dipendono quindi dal movimento spontaneo dell'apparato
gastro-intestinale; la discesa lungo l'esofago è troppo
veloce perché si possano ottenere immagini significative,
mentre è probabile che non tutte le zone dello stomaco
possano essere visualizzate. La tecnica si presta, pertanto, in maniera
particolare per lo studio del piccolo intestino, ed in particolare del
digiuno e della prima parte dell'ileo, dove le immagini risultano
essere sempre limpide e particolareggiate. Nell'ileo distale, invece, i
succhi enterici più torbidi le immagini risultano meno
nitide.
La principale controindicazione per questo esame è la
presenza di stenosi nel piccolo intestino che potrebbero causare
l'intrappolamento della capsula (rimozione chirurgica) e conseguente
occlusione. A volte queste stenosi non risultano evidenti attraverso
altri esami (motivo che poi suggerisce il ricorso alla videocapsula),
per cui si sta mettendo a punto una strategia di indagine preliminare
basata su una pseudo-capsula che, intrappolata nell'intestino, si
scioglie nel giro di qualche giorno.
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Il
ruolo dell' ecografia nella malattia di Crohn
è molto
importante, diversamente da altre patologie infiammatorie intestinali,
perché consente di visualizzare l'interessamento dell'intera
parete intestinale, come avviene nel Crohn, e la presenza di eventuali
alterazioni esterne alla parete.
Allo stato attuale, l'ecografia trova tre principali indicazioni:
- può essere utilizzata come indagine preliminare
ad altri
esami invasivi, in pazienti che presentino sintomi addominali mal
definibili;
- può servire per una diagnosi differenziale con
la RCU;
- è utile nel follow-up di pazienti con una
diagnosi
precisa, per valutare l'estensione della malattia e la presenza di
eventuali complicanze.
Occorre comunque precisare che non tutti i clinici sono concordi
sull'importanza dell'ecografia, la cui attendibilità
è
comunque fortemente condizionata dall’esperienza
dell’operatore, alcuni
la considerano inadeguata in quanto non è in grado di
fornire
una visone panoramica di tutto l'intestino, è una metodica
che
crea problemi in presenza di forte obesità, e non permette
lo
studio di lesioni superficiali, come, ad esempio, le ulcere aftoidi,
classiche del Crohn.
Nel Crohn, l'ecografia consente di evidenziare lo spessore delle pareti
intestinali, che si presentano ispessite, rigide, l’assenza
di
attività peristaltica nell'intestino tenue e della normale
austratura nel colon.
L’aumento di spessore della parete è uno dei
reperti più
facilmente riscontrabili, e la sua presenza può essere utile
per
far sospettare la presenza della malattia, e può servire
anche
per documentarne la progressiva estensione. Tuttavia,
l’ispessimento
parietale non è specifico del crohn, ma anche di altre
patologie, anche se in questi casi le caratteristiche e la sede
dell’ispessimento, in genere, hanno caratteristiche diverse.
L’ecografia consente di evidenziare anche le eventuali
complicanze
addominali della malattia, quali ad esempio le stenosi, le fistole, gli
ascessi: in particolare, in presenza di una stenosi di grado
moderato-severo, si evidenzia la dilatazione delle anse intestinali a
monte di essa.
L’ecografia si rivela inoltre molto utile nella diagnosi di
ascessi
addominali, soprattutto se localizzati entro la parete addominale,
mentre risulta essere molto meno precisa nell’individuare
ascessi
profondi.
Per quanto riguarda le fistole, è possibile evidenziare la
presenza di tramiti fistolosi tra le varie anse, fra intestino e
vescica e fra intestino e cute.
Altri reperti individuabili con l’ecografia sono la presenza
di
linfonodi ingrossati e aumento dello spessore del mesentere: occorre
però chiarire che queste alterazioni sono ancora oggetto di
studio, così come lo è la possibilità
di
prevedere, tramite l’ecografia, il rischio di recidiva dopo
intervento
chirurgico.
La scintigrafia con leucociti marcati è
un esame che
consente di identificare la presenza di focolai infiammatori, o
infettivi, in tutto il corpo, perché i globuli bianchi
utilizzati nell’indagine accorrono sempre nelle aree
flogistiche o
infettive, ovunque esse siano presenti. Non è indagine molto
invasiva, e consente di evidenziare con molta precisione aree di
infiammazione attiva in ogni parte del corpo (graduabili, in relazione
all’intensità dell’infiammazione).
Non richiede alcuna preparazione particolare, salvo il digiuno da
almeno 8 ore prima, consiste nel prelievo di un discreto quantitativo
di sangue (circa 50-70 cc), da cui vengono successivamente estratti i
globuli bianchi, che saranno quindi legati ad una sostanza radioattiva,
più spesso il Tecnezio99, ma esistono altre
possibilità
di coniugazione, anche se meno spesso utilizzate.
Dopo il prelievo di sangue, il paziente può liberamente
mangiare
e bere.
Il tempo richiesto per la connessione fra globuli bianchi e sostanza
radioattiva è variabile, e dipende dalle metodiche
utilizzate:
mediamente, occorrono circa 2 ore.
Completata la coniugazione dei globuli bianchi alla sostanza
radioattiva, essi vengono reintrodotti in vena al paziente,
opportunamente preparato con fleboclisi, e si esegue una prima
scansione di tutti i distretti corporei, che richiede la distensione
del paziente su apposito lettino, con immobilità durante
l’esecuzione dell’indagine, in assenza di oggetti
metallici, che
potrebbero interferire con la qualità dell’esame,
mentre la
gamma camera scorre su tutto il suo corpo.
L’indagine non è dolorosa, richiede circa 10
minuti per la prima
scansione. Successivamente, si eseguono altre scansioni, ad intervalli
prestabiliti, fino ad un massimo di circa 3 ore dopo
l’infusione dei
leucociti marcati: tale tempo potrebbe aumentare qualora si rilevasse
la presenza di fistole, o ascessi, che potrebbero rendere necessario il
ritorno del paziente il giorno successivo l’esame, al fine di
ottenere
una miglior definizione degli eventuali processi patologici in atto.
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ESAMI DEL SANGUE
Indici di flogosi – Malattia di Crohn,
rettocolite ulcerosa e Colite indeterminata sono malattie infiammatorie
croniche dell'intestino, pertanto, in linea generale, un ruolo
prioritario negli esami del sangue svolgono gli indici di
flogosi (o infiammazione); valori elevati dei tali indici
stanno ad indicare un processo infiammatorio in atto, tanto
più intenso, quanto più alti essi risultano.
- VES
(Velocità di eritrosedimentazione)
- PCR
(Proteina C reattiva)
- Mucoproteine
(combinazione di proteine e zuccheri)
- Globuli
bianchi con formula
leucocitaria: il loro numero aumenta in caso di
infiammazione (leucocitosi).
Indici ematici
– Le malattie infiammatorie dell'intestino possono
caratterizzarsi per le perdite ematiche (occulte o manifeste) con le
feci, che provocano anemia. Nel caso di crohn dell'ileo si
può avere, inoltre, difficoltà di assimilazione
del ferro, per cui l'anemia si qualifica come anemia sideropenica. Gli
indici da tenere sotto controllo sono:
- Emoglobina
(Proteina che trasporta ossigeno in tutti i tessuti del corpo)
- Ematocrito
(volume percentuale di sangue costituito da cellule)
- Sideremia
(quantità di ferro presente nel plasma)
- Ferritina
(composto costituito da una proteina che lega il ferro, di cui
costituisce la forma di deposito del ferro nel fegato e in altri
tessuti) si forma dall'unione, favorita dall'infiammazione, del ferro
ad alcune proteine, per cui rivela la reale quantità di
ferro presente nell'organismo.
Indici nutrizionali
– La presenza di lesioni nell'intestino o il malassorbimento
più tipico del crohn possono causare un deficit dello stato
nutrizionale (soprattutto proteico) dell'organismo, così
come la diarrea può portare ad una perdita abnorme di
liquidi e di sali minerali (elettroliti). Gli indici da controllare
sono:
- Proteine
totali (indica la somma delle 5 proteine presenti nel
sangue)
- Elettroforesi
delle sieroproteine, che indica la percentuale dei vari
tipi di proteine (albumina,
alfa 1 globuline,
alfa 2 globuline,
beta globuline,
gamma globulina)
nel sangue.
- Elettroliti
(sodio, potassio, calcio, magnesio)
Altri esami possono essere richiesti in relazione alle specifiche
terapie cui si è sottoposti, al fine di accertari eventuali
effetti collaterali dei farmaci utilizzati.
ESAME ISTOLOGICO
Malattia di Crohn del
tenue
- Una delle alterazioni più precoci è il
linfedema sottomucoso, accompagnato da iperplasia linfoide nella lamina
propria e nella sottomucosa, con sparse cellule infiammatorie,
costituite da plasmacellule, linfociti, eosinofili, istiociti e
mastzellen.
Le ulcerazioni nascono spesso in cima ai follicoli linfoidi e sono
precedute da necrosi epiteliale irregolare, che suggerisce una
patogenesi vascolare; queste ulcere sono definite
“fissurazioni”: sono lesioni con margini acuti e
lumi ristretti, disposte perpendicolarmente alla mucosa, che si
estendono profondamente nella sottomucosa e anche nella muscolare
propria.
La mucosa non ulcerata mostra alternanza di atrofia e iperplasia
rigenerativa.
Nella malattia conclamata, è praticamente sempre evidente
l'interessamento transmurale (apprezzabile solo nei pezzi operatori,
ovviamente), anche se le alterazioni sono più marcate a
carico della sottomucosa e della sottosierosa: si osservano edema,
dilatazione dei vasi linfatici, iperemia, iperplasia della muscolaris
mucosae, e fibrosi. La flogosi può coinvolgere anche la
parete di vene e arterie; nella sottomucosa vi è un aumento,
anche cospicuo, del numero delle fibre muscolari lisce, e questo
può contribuire allo sviluppo di stenosi.
Un'importante alterazione microscopica della malattia di Crohn
è la presenza di granulomi, di tipo sarcoideo
(cioè simili a quelli osservabili nella sarcoidosi), che
originano spesso dal centro dei follicoli linfoidi, sono composti da
cellule epitelioidi e cellule giganti multinucleate; in genere manca la
necrosi; se invece la necrosi è presente, ed è
estesa, si deve escludere la possibilità di trovarsi di
fronte a tubercolosi o altre malattie infettive. I granulomi possono
trovarsi in qualsiasi strato della parete, nei linfonodi regionali e in
qualsiasi altra sede interessata dalla malattia.
Le fissurazioni,
l'interessamento transmurale e i granulomi sono i caratteri
microscopici più importanti, ma non si deve
dimenticare che esiste una variante superficiale della malattia, in cui
la flogosi si limita alla mucosa e alla sottomucosa; inoltre, granulomi
di aspetto indistinguibile da quelli della malattia di Crohn possono
essere osservati in molte altre condizioni quali tubercolosi,
yersiniosi e, nel colon, malattia diverticolare complicata.
Malattia di Crohn del
colon
– L'aspetto microscopico non è sostanzialmente
diverso da
quello osservabile nel tenue; sono presenti fissurazioni, granulomi e
interessamento transmurale.
La presenza di un focus ben definito di cellule infiammatorie
circondate da mucosa non flogosata e istologicamente normale
è
particolarmente suggestiva di malattia di Crohn, come pure la
prevalenza di infiltrato infiammatorio nella profondità
della
mucosa, con estensione alla sottomucosa.
I caratteri principali da trovare in una biopsia endoscopica sono i
granulomi, la conservazione della popolazione di cellule caliciformi e
dell'architettura ghiandolare.
Per evidenziare i granulomi, che sono associati alla gravità
della malattia, sono a volte necessarie sezioni seriate.
La biopsia rettale, invece, può essere normale o mostrare
alterazioni aspecifiche: effettivamente, una biopsia rettale normale,
in un caso ben definito di colite, depone fortemente per un Crohn,
piuttosto che per una colite ulcerosa.
Le lesioni anali, osservabili nel 75% dei casi, si riconoscono al
microscopio per la presenza di granulomi, da non confondere con quelli
da corpo estraneo, che spesso si rinvengono in fistole anali non
specifiche.
Rettocolite ulcerosa
- La colite ulcerosa è sostanzialmente una malattia della
mucosa e sottomucosa.
Nella fase acuta, aumentano le cellule infiammatorie nella lamina
propria; alla base delle cripte ghiandolari si accumulano i neutrofili,
che in seguito confluiscono nel lume ghiandolare, dando luogo agli
ascessi criptici. Il processo porta a una progressiva distruzione delle
ghiandole, che mostrano spiccata diminuzione del muco e forma
irregolare; compaiono inoltre incremento delle dimensioni dei nuclei e
aumento dell'attività mitotica, non più limitata
alla porzione inferiore delle ghiandole.
L'infiltrato infiammatorio stromale è composto da
neutrofili, linfociti, plasmacellule e più rari istiociti,
eosinofili e mastzellen; non sono presenti granulomi con cellule
epitelioidi e multinucleate, ma è possibile talvolta
osservare granulomi intramucosi dovuti a rottura delle cripte.
L'infiltrato infiammatorio può essere accompagnato da
numerosi follicoli linfoidi, in particolare nel retto, e può
portare a distorsione delle ghiandole; i vasi sanguigni sono dilatati;
le ulcere sono ricoperte da tessuto di granulazione aspecifico, che
è inoltre il principale componente degli pseudopolipi
(osservabili in corso di colonscopia), insieme a mucosa infiammata e
iperemia.
A seconda dello stadio della malattia, la sottomucosa può
apparire normale, infiammata, iperemica, infiltrata da grasso, oppure
fibrotica; talvolta contiene ghiandole erniate attraverso brecce della
muscolaris mucosae, che spesso appare ipertrofica.
Nelle fasi quiescenti o di risoluzione della malattia, la mucosa
può apparire microscopicamente normale; tuttavia, al
microscopio si possono osservare ghiandole irregolari, ramificate,
comparsa di neutrofili in discreta quantità, e isole di
cellule adipose nella lamina propria.
Se la biopsia rettale di un paziente con colite è microscopicamente
normale, la diagnosi di colite ulcerosa è poco probabile;
è comunque opportuno ricordare che queste alterazioni
possono essere molto lievi, in particolare se si tratta di un bambino o
se sono stati somministrati cortisonici e/o acido 5-aminosalicico. In
alcuni casi di colite ulcerosa, la biopsia può evidenziare
un processo microscopicamente attivo prima che si
presenti la recidiva clinica.
La colite ulcerosa può estendersi, in circa un terzo dei
casi, all'ileo terminale, in genere non più di una decina di
centimetri oltre la valvola ileo-ciecale: tale coinvolgimento
è in genere superficiale, di scarsa importanza clinica.
L'appendice è coinvolta nel 20-60% dei casi.
Nel canale anale si osserva spesso coinvolgimento dell'epitelio
ghiandolare; le lesioni, presenti nel 10% circa dei casi, sono
escoriazioni cutanee, ascessi acuti perianali e ischio-rettali, e
fistole retto-vaginali.
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Scintigrafia
con lucociti marcati
Questa metodica di indagine è
adeguatamente considerata
presso tutti i centri specializzati nel trattamento delle ibd? In cosa
consiste? È un esame invasivo?
- A me l'hanno fatta fare poco più di 2 anni fa
(presso il
Policlinico di Tor vergata) e la gastroenterologa si espresse in
termini entusiastici perché le immagini mostravano
esattamente
la condizione della mia anastomosi e della stenosi ileoterminale. So
per certo che viene utilizzata negli ospedali bolognesi e secondo me si
tratta di un esame molto attendibile.
- La modalità è abbastanza semplice e
per niente
invasiva. Ti fanno un prelievo di sangue e se non ho capito male, da
questo campione vengono separati i leucociti che una volta resi
radioattivi ti vengono rimessi in circolo. Dopo un tempo prestabilito
ti sistemano praticamente vestito sotto una apparecchiatura e fanno una
ripresa di tutto il corpo. Naturalmente dopo questo esame sei un
po’
radioattivo, ma la cosa non crea alcun problema.
- Sono in grado di aggiungere solo che i leucociti trattati
con una
particolare sostanza radioattiva vanno a concentrarsi nelle zone
dell'organismo in cui è in atto un processo infiammatorio.
- Per me l'unico problema è il fatto di soffrire
di
claustrofobia, per cui, alla prima scansione, la più lunga,
devo
chiudere gli occhi e cercare di rilassarmi, perché lo
scanner
è molto vicino al viso. Posso comunque affermare,
con
sicurezza, che l'esame non "lascia il tempo che trova", come ha
sostenuto pubblicamente un medico del S.Orsola: ha
un'attendibilità estrema, nel caso mio, e tutte le volte che
l'ho eseguita, appena dopo accertamenti di laboratorio, c'era un'ottima
corrispondenza fra le immagini che risultavano, ed il relativo grado di
flogosi, e i valori della VES (che per me costituisce un indice molto
attendibile della mia situazione, chiaro che questo non è
detto
valga per tutti). E poi, non essendo per nulla invasiva, richiede solo
il digiuno prima del cospicuo prelievo di sangue, poi si può
mangiare tranquillamente, andarsene a zonzo, solo si devono rispettare
gli orari prefissati per le scansioni....e non richiede preparazioni di
alcun tipo! La sostanza radioattiva utilizzata è il Tecnezio
99,
molto "più innocuo" rispetto ad altri isotopi radioattivi.
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