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Natura e sintomi
La premessa indispensabile è che tra malattia di Crohn e colite ulcerosa esistono caratteristiche comuni che hanno portato per molto tempo a trattarle clinicamente e terapeuticamente allo stesso modo. Tra le due patologie infiammatorie croniche dell’intestino esistono, però, delle evidenti differenze, che portano oggi ad un distinto trattamento, anche se in un numero limitato di casi non è possibile arrivare ad una definizione precisa e si fa ricorso pertanto alla più generica denominazione di colite indeterminata.

 
Caratteri istopatologici
La prima grande differenza è che mentre il crohn può in teoria colpire tutto l’apparato digerente, dalla bocca all’ano, la rettocolite ulcerosa, come si può capire dallo stesso nome, si localizza nella parte terminale dell’intestino, cioè nell’ultimo tratto del colon e nel retto, in alcuni casi estendendosi a tutto il colon (pancolite).
La figura seguente aiuta non solo a vedere le zone prevalentemente colpite (quelle evidenziate in rosso più scuro), ma ci consente anche di apprezzare come mentre il crohn può colpire tratti non contigui dell’apparato digerente, il processo infiammatorio della rettocolite si estende in maniera continua.

img1

Nella seguente tabella vengono confrontati i dati relativi alla localizzazione della malattia di Crohn riportati dal prof. Antoine Cortot (in Crohn's disease. Orphanet Encyclopedia, June 2003) e dalla John Hopkins University:

Localizzazione Cortot Hopkins U.
Estesa al piccolo intestino 5% 5%
Solo all’ileo 25% 33%
Ileo-ciecale 40% 40%
Solo al colon 25% 20%
Ano, retto, bocca e stomaco 2% 2%

L’altra grande differenza fra Crohn ed RCU riguarda il coinvolgimento del tessuto intestinale, che nella prima patologia è totale, cioè riguarda sia la parete intestinale a tutto spessore (transmurale), mentre nella seconda è limitata alla sola mucosa.
Nella seguente figura possiamo inoltre valutare le caratteristiche tipiche attraverso cui si manifestano le due malattie. Nel crohn si verifica un ispessimento della parete intestinale (che determina la formazione di stenosi) attraversato da lesioni anche piuttosto profonde; la parte interna assume un aspetto caratteristico detto ad acciottolato. Nella colite ulcerosa si apprezzano sulla mucosa ulcerazioni e pseudo-polipi.

img2


 
Le cause
Allo stato attuale delle conoscenze non esiste ancora un’ipotesi unitaria che riesca a spiegare in maniera soddisfacente la patogenesi delle malattie infiammatorie dell’intestino. Non si esclude pertanto l’eventualità che possano concorrere molteplici fattori nel determinare l’insorgenza di queste patologie.
La loro distribuzione geografica e la loro familiarità (cioè la presenza di più casi di crohn e/o rcu nell’ambito della parentela) fanno ritenere fondata l’ipotesi secondo cui ad una predisposizione genetica vadano ad assommarsi delle incidenze ambientali. In parole semplici, un agente interno o esterno (ad esempio batteri presenti nella flora intestinale o introdotti attraverso il cibo) innescherebbe un processo infiammatorio che l’intestino non riesce più a controllare. Più in particolare, il sistema immunitario, invece di rispondere normalmente all’attacco di un antigene attivando le cellule T di soppressione, innesca una risposta esagerata del linfocita T4, che poi non è più in grado di sottoregolare.
Il linfocita T4, quando viene attivato, rilascia linfochine, tra cui il tumor necrosis polymorphonuclear alpha? (TNF-alfa), che amplificano il processo infiammatorio.
Lo stesso meccanismo antigene-anticorpo spiegherebbe le complicanze extra-intestinali delle mici, come le artriti, l’eritema nodoso, iriti e uveiti ecc.
Restano però ancora senza risposta alcuni interrogativi molto importanti: come e perché il crohn attacca zone non contigue del digerente? Perché con una stomia o con alimentazione enterale o parenterale queste malattie vanno in remissione o non recidivano?

 
I sintomi
È difficile tentare una classificazione della sintomatologia nelle malattie croniche intestinali, perché sono molte le variabili che possono entrare in gioco, innanzi tutto la localizzazione della malattia. I sintomi, soprattutto nella fase iniziale, possono presentarsi in maniera isolata per poi associarsi ad altri sintomi sia di tipo intestinale che extraintestinale.
Quando la malattia di Crohn si localizza nel colon-retto i disturbi sono simili a quelli della rettocolite ulcerosa, vale a dire: se è colpito il colon, i liquidi non vengono assorbiti completamente, quindi si verifica diarrea; se l'infiammazione colpisce il retto le feci sono formate. C'è sangue nelle feci, con possibile senso di peso (tenesmo rettale), cioè si avverte un bisogno urgente di evacuare. I dolori sono crampiformi e riguardano le parti inferiori dell'addome.
Nel crohn a localizzazione ileo-colica o ileale la diarrea è di moderata intensità, i dolori di tipo crampiforme si concentrato nei quadranti medio-bassi dell'addome e più probabile è la perdita di peso, in quanto nell'ileo avviene l'assorbimento dei più importanti elementi nutrizionali.
Quando la malattia di crohn si localizza nel digiuno i sintomi più frequenti sono: dolori addominali, crampi e diarrea.
Con localizzazione allo stomaco o al duodeno si verificano inappetenza e nausea, perdita di peso e dolore epigastrico.
Nel 50% dei casi si manifesta febbre, in genere non superiore ai 38°. Non sono rari i casi in cui alla diagnosi di m.i.c.i. si arrivi attraverso loro tipiche manifestazioni extraintestinali: artrite migrante alle grandi articolazioni, afte, lesioni e fistole perianali, ascessi, complicanze dermatologiche ecc.

 
Esperienze crohniane
Quali sono stati i primi sintomi?

  • A me la malattia si è manifestata all'inizio solo con la perdita di consistenza delle feci, durata diversi mesi, e man mano sempre più liquide, e con l'aumento del numero delle scariche. Dopo qualche anno è comparso il dolore, sempre ad orari fissi. Insomma, anche nelle fasi più critiche della malattia non ho mai visto sangue o muco nelle feci.
  • Già un anno prima della diagnosi lamentava colichette e notavo presenza di muco nelle feci, poi la crisi improvvisa, 5 giorni senza riuscire a camminare con dolori lancinanti all'inguine i medici non capivano cosa fosse e 15 giorni più tardi un'emorragia paurosa.....SANGUE rosso scuro con piccole quantita' di feci.
  • Crescendo continuava ad avere sempre questi fastidi, più stanchezza fisica, spossatezza, corse in bagno, a 18 anni fu operato d'urgenza di appendicite e fistola perianale, ma non si accorsero di nulla. Così fino all'età di 30 anni quando una febbriciattola non lo lasciò per un lungo periodo, a quel punto fu deciso un ricovero: anche x lui la diagnosi  CROHN!!!!!!
  • Ricordo che già alle elementari spesso mi venivano a prendere prima a scuola perché avevo vomito o diarrea e/o dolori. Poi crescendo ricordo di aver avuto diversi episodi di crampi anche forti seguiti da un attacco di diarrea. Ma erano tutti episodi isolati. Ero molto grassa, mangiavo un sacco di schifezze e tutti davano la colpa dei miei malesseri a quest'ultima. Nessuno pensava al crohn.......
  • Il sintomo principale, per me, è stata la presenza di coliche oltre che di muco nelle feci: mai diarrea, mai febbre. La malattia, però, mi è stata diagnosticata solo a causa dei forti dolori articolari di cui soffrivo e, purtroppo, soffro ancora!
  • A me è partito tutto con una febbricola del tardo pomeriggio, dopo una sindrome simil-influenzale, mi sono accorta che nel tardo pomeriggio, era autunno inoltrato, avevo sempre un 37,4-37,5 . Non ho dato nessuna importanza alla cosa, anzi, ho pensato che quella, in assenza di altri sintomi, fosse la mia normale temperatura corporea. Per alcuni mesi non ci ho pensato più, poi sono comparsi i dolori addominali, di pomeriggio, forti, e il meteorismo, tragico...e poi le scariche diarroiche, anche di notte.


 
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