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Le
malattie infiammatorie croniche dell’intestino (da ora
MICI) presentano delle particolarità del tutto specifiche
che rendono ancora più difficili la loro descrizione e
l’individuazione delle cause.
Per questo motivo gli studi statistici hanno dato e possono dare un
aiuto determinante per la comprensione di patologie le cui cause
restano ancora oscure.
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La
prima
particolarità che salta
all’occhio è la loro distribuzione geografica:
pressoché sconosciute presso le aree
sottosviluppate, appaiono sempre in maggiore espansione in quelle
più evolute.
Come
si può notare le aree di maggior diffusione sono il Nord
America
e l’Europa, e in quest’ultima maggiormente in Gran
Bretagna
e
nei Paesi Scandinavi. L’ipotesi del clima appare non
avvalorata
da questa distribuzione geografica.
Altri rilievi statistici che sono stati effettuati sulle MICI
riguardano le razze umane e l’ambiente di vita. È
stato
dimostrato, ad esempio, che queste malattie colpiscono maggiormente i
residenti nelle aree urbane che gli abitanti delle zone rurali, di
più i bianchi che i neri e gli asiatici. Al momento questi
dati
non hanno ancora trovato una spiegazione convincente.
La prima deduzione possibile riguarda appunto l’incidenza in
percentuale in rapporto alla popolazione mondiale complessiva, che
risulta inevitabilmente minima e quindi ci porta a ritenere la malattia
di Crohn e la rettocolite ulcerosa delle patologie piuttosto rare.
Anche nei paesi in cui sono maggiormente diffuse, infatti,
l’incidenza non arriva mai a superare i 10 ammalati per ogni
100.000 abitanti
(Canada), ovvero 1 su 10.000 e 0,01 su 100.
Da uno studio condotto in Italia nel 1993 è risultato che
ogni
100.000 persone, 7,7 sono affette da una mici.
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Le
malattie infiammatorie croniche dell’intestino possono
comparire a
qualsiasi età, dalla prima infanzia ai 60-65 anni.
È
accertato però che la fascia più colpita
è quella
che va dai 15 ai 30 anni. I dati sulla distribuzione per sesso sono
incerti: in genere si afferma che non ci siano significative differenze
nella distribuzione tra maschi e femmine, in realtà da
alcuni
studi effettuati in diverse aree geografiche sembra che le donne ne
siano maggiormente colpite. Si va dall’ 1,5:1 accertato in
Germania
(cioè, a 100 ammalati uomini, ne corrispondono 150 donne) al
2,5:1 accertato in Belgio (cioè, ad ogni 100
ammalati di
sesso maschile, ne corrispondono 250 di sesso femminile).
Da uno studio condotto dall’Università J. Hokpins
di Baltimora
è risultato che l’età in cui insorge la
Malattia di Crohn
determina anche diversi caratteri della stessa: nelle persone in cui la
diagnosi viene effettuata intorno ai 20 anni sono più
frequenti
il coinvolgimento del piccolo intestino, la formazione di stenosi e il
ricorso all’intervento chirurgico; nei casi di diagnosi
avvenuta dai 40
anni in poi, la malattia tende invece ad avere un decorso
prevalentemente infiammatorio con localizzazione al colon.
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Nella
piena consapevolezza dei nostri limiti (di numeri e di
competenze) abbiamo provato a contarci, per pura curiosità e
senza nessuna pretesa scientifica. Di non tutti gli iscritti
è stato possibile conoscere i dati, quindi i nostri conti
possono avere, per il momento, solo un valore molto indicativo. Ci
ripromettiamo però di migliorare, in un futuro prossimo,
anche
questa parte del nostro sito.
Fra i nostri iscritti le donne sono in prevalenza (60%) sugli uomini
(40%), mentre la dislocazione geografica è così
distribuita: 43,5% del Nord, 30,4% del Centro e 26,1% del Sud e delle
Isole.
L’insorgenza dei primi sintomi importanti nella maggior parte
dei casi
si è verificata fra i 10 e i 20 anni di età, ma
una
discreta percentuale si raggiunge anche sommando i casi di insorgenza
compresi tra i 20 e i 30 anni e oltre i 40 anni. Non manca fra noi,
purtroppo, qualche caso di mici pediatrica.
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